Il nostro lavoro su Pirandello, cominciato con la scommessa riuscita di andare
oltre la rappresentazione de Il berretto a sonagli e di superare i “limiti”
della vicenda narrata, aprendo possibili squarci su altre dimensioni e visioni,
prosegue con questa messinscena di un testo molto particolare, quasi un unicum
della produzione pirandelliana.
Mai come in questo testo infatti la drammaturgia di Pirandello incontra e si
esprime col linguaggio del grottesco e fa nascere un apologo - come lo stesso
autore ha voluto definirlo - una favola allegorica o - per citare Marco Praga -
“sotto l’apparenza della farsa… una satira tragica e atroce… una mascherata da
trivio imposta ai valori astratti, morali e religiosi dell’umanità.”
La situazione che ci racconta è di quelle, tanto care al nostro Autore, al
limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di quella
società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo
scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali. La società
che pratica una falsa onestà, che in apparenza accetta le norme comuni e in
segreto le trasgredisce.
Nasce da una novella, Richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in
personaggi-animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Paolino,
rispettabile professore privato, è l’uomo della vicenda: trasparente, come lo
definisce l’Autore, ma con una doppia vita; è infatti l’amante della signora
Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di
marina Perella, la bestia.
La tresca potrebbe continuare a lungo e senza intoppi, dato che l’indegno marito
- fedifrago, violento e irascibile, ormai da anni lontano dal letto della moglie
- è sempre per mare, e torna a casa raramente e malvolentieri. Ma un incidente,
un’inattesa quanto inopportuna gravidanza, minaccia di sconvolgere quest’ordine
e costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo. Nell’unica
notte che il Capitano trascorrerà a casa, tra un porto e l’altro, dovrà
assolutamente ottemperare agli obblighi coniugali, e rendere così apparentemente
legittimo il frutto dell’amore proibito.
Comincia una frenetica corsa contro il tempo, per far sì che gli istinti
sessuali della bestia vengano risvegliati al momento opportuno, e in questa
cieca frenesia il professore calpesta e travolge pudore, dignità e sentimenti,
pretende pozioni afrodisiache, compra la complicità del petulante figlio della
coppia e spinge la casta signora Perella a mettere in mostra i tesori di grazia
e bellezza del suo corpo, così gelosamente e santamente custoditi.
Affollano la scena domestiche scorbutiche, vicini invadenti e studenti
bistrattati, personaggi descritti dallo stesso Pirandello con “consolanti”
aspetti bestiali: galline, volpi, scimmie, caproni o cavalli rinchiusi in questo
vociante serraglio. E alla fine, chissà che non sia proprio il bestiale Capitano
Perella a incarnare gli unici, autentici, naturali aspetti dell’Uomo…
Nella nostra visione lo spettacolo è tutto come contenuto in un grande armadio
che immaginiamo sul fondo del teatro. A poco a poco le ante, i cassetti, le
mensole di questo armadio faranno saltar fuori le voci, i gesti, le azioni e i se