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IL REAL TEATRO DI MESSINA |
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Nuoceva assai al decoro della città che una tale costruzione, e ancor più i suoi
'ospiti' che si affacciavano dalle inferriate, insistesse su quella elegante e affollata strada. Il
rescritto, firmato dal ministro degli Interni barone Nicola Santangelo, fu pubblicato il 9 ottobre
1838 sul "Giornale dell'Intendenza della Provincia di Messina". Esso così iniziava:
"S.M. il Re N.S. desiderando di veder soddisfatto il voto unanime della città di Messina
per la pronta costruzione di un teatro, e volendo ad un tempo, che questa nuova opera contribuisca in
particolar modo ad accrescere il decoro, ed il lustro di sì bella città, e che soddisfi
ancora al bisogno della sua numerosa popolazione, ed a ciò che esige in opere di questa natura
la perfezione dell'arte, e l'attuale incivilimento; vista l'ultima deliberazione decurionale
riguardante la proposta di un sito più adattato a costruirvi un teatro, ha fatto esaminare
diligentemente le diverse idee, che si presentavano principalmente intorno alla scelta di tale
sito. Dopo matura ponderazione, ha quindi S.M. risoluto, che il Teatro della città di
Messina sia costruito nell'edifizio, che attualmente è addetto ad uso di prigione centrale di
cotesta provincia; e perché possa sollecitamente intraprendersene la costruzione, ha ordinato,
che i detenuti sieno provvisoriamente trasferiti nel così detto castello di Roccaguelfonia,
altrimenti appellato, di Mata-grifone, pagandosi dal comune una competente pigione annuale ai PP. di
S. Nicola degli Scalzi a' quali trovasi ceduto". L'area ricavata dalla demolizione delle carceri
risultò di circa 2.971 metri quadrati. Anche questa volta su tutti prevalse il progetto
dell'architetto napoletano Pietro Valente. Nella nomina non gli fu estraneo "lo sfacciato
favore" del ministro degli Interni Santangelo. Pietro Valente venne quindi nominato
"architetto direttore", mentre il messinese Carlo Falconieri gli fu affiancato come
"architetto di dettaglio".
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